Skip to main content

30mag(mag 30)11:0026ott(ott 26)19:00STADI. ARCHITETTURA E MITO(Maggio 30) 11:00 - (Ottobre 26) 19:00 Categoria:News dall ordine

Dettagli

MAXXI MOSTRA STADI COPERTINA

Gli stadi appaiono oggi come vere e proprie cattedrali laiche della contemporaneità, elevati dalla società a oggetti culturali complessi, capaci di riflettere passioni collettive, trasformazioni urbane e molteplici dimensioni della vita pubblica. Marc Augé lo definiva «luogo di senso, di controsenso e di non-senso», evidenziandone la natura ambivalente: al tempo stesso spazio di appartenenza e di conflitto, di speranza e di disillusione. In questa prospettiva si colloca la mostra Stadi. Architettura e mito (MAXXI, Roma, 30 maggio – 26 ottobre 2025), una grande esposizione italiana dedicata a questa tipologia architettonica. Curata da Manuel Orazi, Fabio Salomoni e Moira Valeri, sotto la direzione scientifica di Lorenza Baroncelli, la mostra si presenta come un percorso che intreccia architettura, storia urbana, antropologia e arti visive, offrendo una lettura critica e stratificata.

Lo stadio moderno nasce come prodotto della modernità industriale e urbana. La sua evoluzione nel Novecento permette di osservare da vicino le trasformazioni economiche e sociali delle città. Negli ultimi decenni si è assistito a un incremento notevole di nuove costruzioni e di ristrutturazioni, segno di un fenomeno globale che unisce interessi politici, economici e culturali. A partire dagli anni Duemila, lo stadio è diventato anche un potente strumento di city branding: le città competono per attrarre eventi internazionali e pubblico globale, investendo in architetture iconiche firmate da progettisti di fama mondiale. In questo modo, lo stadio è passato dall’essere visto come una struttura di mera ingegneria a essere riconosciuto come elemento fondamentale dell’immagine urbana e della narrazione identitaria delle comunità.

Franco Purini ha scritto: «Solo il teatro e lo stadio sono luoghi in cui si mostra uno spettacolo, ma soprattutto ci si mostra agli altri». Questa affermazione sottolinea il carattere politico dello stadio. Nel corso del Novecento, gli stadi sono stati utilizzati come strumenti di propaganda dai regimi autoritari, ma anche come luoghi di protesta e di rivendicazione collettiva. Sono piazze moderne, capaci di ospitare non solo sport, ma anche cerimonie religiose, raduni politici e concerti. Dopo la tragedia di Hillsborough del 1989, il Rapporto Taylor ha introdotto nuove regole di sicurezza che hanno trasformato radicalmente la fruizione dello stadio, imponendo posti numerati e riducendo la spontaneità della folla. Da allora lo stadio si è affermato come uno spazio sempre più controllato, ma ancora carico di significati identitari e comunitari.

Lo stadio è anche un’esperienza emotiva intensa. Come ricordava un osservatore, «allo stadio si possono provare tutte le emozioni di una vita: delusione, rabbia, ingiustizia, gioia, dolore». È uno dei pochi luoghi in cui individui di estrazioni sociali diverse condividono lo stesso spazio e partecipano a un rito collettivo che annulla momentaneamente le barriere sociali. Questa dimensione lo rende uno specchio della società e un laboratorio di identità collettiva. Non a caso, lo stadio è stato oggetto di interesse artistico: dal futurismo alle opere di Bruno Munari, dalle fotografie di Luigi Ghirri e Henri Cartier-Bresson fino alle video-installazioni di Yuri Ancarani, esso è stato rappresentato come macchina urbana, scenario di emozioni e simbolo culturale. L’arte ha contribuito a fissare l’immaginario dello stadio come luogo tanto perturbante quanto affascinante, capace di generare nuove mitologie.

LA MOSTRA

L’allestimento curato da Lorenzo Bini (studio Binocle) si configura come un percorso cronologico e tematico. Si parte dagli archetipi antichi – il Panathinaiko di Atene e il Colosseo romano – per arrivare agli stadi contemporanei definiti “transformer stadiums”, dotati di tecnologie avanzate e concepiti come spazi polifunzionali. L’ingresso è dominato dall’opera video Zidane. A 21st Century Portrait di Douglas Gordon e Philippe Parreno, che trasforma un match calcistico in un ritratto quasi mistico dell’atleta. I modelli e i progetti di Herzog & de Meuron, Archibald Leitch, Eduardo Souto de Moura e Populous si alternano a poster storici, documenti della FIFA, fotografie e testimonianze che illustrano come lo stadio sia stato al centro della cultura di massa del Novecento. Eventi chiave come la prima radiocronaca sportiva del 1928, il concerto dei Beatles al Shea Stadium nel 1965 e le tragedie di Hillsborough e Heysel sono riproposti come tappe che hanno ridefinito la funzione e l’immagine dello stadio. Un focus specifico è dedicato all’Italia: dagli impianti di Italia ’90 progettati da Renzo Piano e Vittorio Gregotti fino alle recenti campagne fotografiche di Stefano Graziani e Filippo Romano, che mostrano il rapporto spesso problematico tra stadio e città.

La mostra Stadi. Architettura e mito non è solo un’esposizione, ma un’occasione di riflessione critica su come le società moderne e contemporanee si raccontano attraverso i loro spazi pubblici. Lo stadio emerge come una cattedrale laica, un crocevia dove si incontrano sacro e profano, politica e spettacolo, mercato e identità. L’invito del MAXXI è a considerare lo stadio come una chiave interpretativa del nostro tempo: comprendere le sue trasformazioni significa interrogarsi sul futuro delle città, sul ruolo delle passioni collettive e sul modo in cui le comunità costruiscono i propri miti. In un momento in cui in Italia si discute intensamente sul destino di stadi storici come San Siro o il Franchi, la mostra offre strumenti critici preziosi per riflettere sul valore di queste architetture e sul loro potenziale come dispositivi culturali della contemporaneità.

LA GUIDA

Scarica la guida alla mostra (pdf): https://www.ordinearchitetti.mo.it/wp-content/uploads/2025/09/MAXXI-mostra-stadi_guida.pdf

 


GALLERIA FOTO

Quando

30/05/2025 11:00 - 26/10/2025 19:00