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Biblioteca Poletti: acquisizione archivio Muratori

07/05/2015

Alla biblioteca civica d’arte di Palazzo dei Musei, 314 disegni, corrispondenti a 186 progetti del grande architetto nato a Modena nel 1910 e protagonista della scena nazionale

L’archivio dell’architetto modenese Saverio Muratori, con tutta la produzione grafica rinvenuta nella casa di Bracciano della famiglia Muratori Cattania, è stato donato alla biblioteca civica d’arte Poletti di Modena da Maria Vittoria Cattania Brandi, legittima erede della famiglia. Il fondo – già ordinato, catalogato e pronto per la consultazione – è composto da elaborati grafici e schizzi di progetto realizzati su supporto cartaceo, ed esattamente da 314 disegni, corrispondenti a 186 progetti, tra i quali quelli di opere significative della storia dell’architettura italiana: la chiesa di san Giovanni al Gatano di Pisa (1947), i quartieri Ina-casa romani di Valco San Paolo e Tuscolano II (1949), la sede Enpas di Bologna (1952), la sede della Democrazia Cristiana di Roma (1955).

Nato a Modena nel 1910, Saverio Muratori si laureò in architettura a Roma nel 1933, ma già nel 1931 insieme a  Francesco Fariello e Giorgio Calza Bini aveva vinto il concorso per la casa dello studente della città universitaria della capitale,. La sua carriera di progettista, studioso e docente universitario (in particolare fra Roma e Venezia) fu brillante e lo vide protagonista dapprima del modernismo, per poi sviluppare una sua approfondita e innovativa teoria dell’architettura in relazione ai luoghi e al tempo.

L’archivio Muratori è considerato di estrema importanza per la storia del pensiero architettonico. Un primo convegno sulla sua figura si volse a Modena nel 1990, per iniziativa dell’allora sindaco Pier Camillo Beccaria. Un secondo prese l’avvio a Modena nel 2010, in occasione del centenario della nascita, e si concluse a Delft.

L’archivio si affianca alle 276 cartografie originali, già donate da Alessandro Giannini alla Biblioteca Poletti nel 2002,  del volume inedito e incompiuto “Studi per una operante storia del territorio” al quale Saverio Muratori  lavorò, in collaborazione con lo stesso Giannini, Renato e Sergio Bollati e Guido Marinucci dal 1969 al 1973, anno della sua morte. I disegni mirano a rappresentare la dimostrazione della reale esistenza sul territorio dei concetti teorici elaborati da Muratori nel corso dei suoi studi, convinto che “non si possa ‘operare’ sul territorio senza conoscerlo geograficamente e storicamente”.

“Da giovane protagonista della cultura modernista italiana a cavallo tra le due guerre – si legge in una biografia dell’architetto – a suo critico spietato sin dai primi anni Cinquanta, Muratori stesso dichiarò di aver faticato ad allontanarsi dal suo giovanile modernismo. Solo con lo studio del tessuto urbano di Venezia e di Roma, si sentiva giunto finalmente a comprendere le leggi della tipicità delle forme urbane e della ciclicità del mondo della città, come di quella dell’uomo; altri dieci anni di lavoro aveva poi impiegato sulla questione del territorio affrontando, infine, il problema dell’autocoscienza. La sua attitudine alla teorizzazione e alla riflessione sull’estetica dell’architettura e sulla sua contestualizzazione storica, delineano una figura complessa e completa di intellettuale che fanno emergere, oltre all’architetto, il filosofo”. Saverio Muratori fu accademico di S. Luca e nel 1952 gli fu conferito dall’allora presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, il premio nazionale d’architettura.

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